Per Kurt Vonnegut, autore statunitense e maestro di storytelling, tutte le storie hanno una forma ben precisa. Durante le sue lezioni di scrittura creativa, Vonnegut era solito rappresentare le storie in veri e propri diagrammi, seguendo il percorso del personaggio durante gli alti e bassi del racconto.
Le teorie di Vonnegut sono d’estrema attualità anche oggi, soprattutto per quei brand che decidono di sfruttare lo storytelling per coinvolgere emozionalmente il proprio pubblico di riferimento. Le storie, infatti, non possono essere soltanto rappresentate su diagrammi, ma possono anche essere costruite seguendo uno schema ben preciso, partendo da zero.
Per Vonnegut, una delle tipologie di storie più efficaci di sempre è quella legata al modello “Cenerentola”. In questo genere di storia, il personaggio inizia il suo percorso in condizioni misere, districandosi tra improvvisi colpi di fortuna e dolorosissime cadute, per poi risollevarsi trionfalmente e terminare con il più classico dei lieto fine. Secondo Vonnegut, il successo di questo genere di storia è spiegato dalla presenza simultanea di due elementi essenziali che si offrono al lettore, ossia la delusione e la speranza.

Altri due noti modelli di Vonnegut sono “l’uomo nel buco” e “il ragazzo che incontra una ragazza”: in queste tipologie di storie, l’equilibrio iniziale è stravolto dall’insorgere di numerosi problemi (la caduta nel buco), e il protagonista, dopo esserne uscito vittoriosamente, finisce per trovarsi in una situazione migliore rispetto all’inizio.
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La connessione con Kafka
Vonnegut ha cercato di raffigurare anche lo schema di un celebre racconto di Kafka, La Metamorfosi, in cui il personaggio inizia da una condizione miserevole che finisce col peggiorare sempre di più, lasciando il protagonista nell’incertezza più totale. È il tipico esempio di storia pessimistica e deprimente, in cui le linee dei diagrammi tendono quasi sempre verso il basso.
